Si vis pingues agros et vineas perge Capenam (Se desideri fertili campi e vigneti dirigiti verso Capena)

Cicerone

da "Epistulae ad Familiares"

Una città d’arte e storia a due passi da Roma

Capena è un comune italiano di 10 592 abitanti, città d’arte e storia dell’ area metropolitana di Roma Capitale nel Lazio. E’ situato nella Valle del Tevere, presso la via Tiberina, tra la Flaminia e la Salaria, a 35 km da Roma e a 6,5 km dal Casello di Roma Nord dell’ Autostrada del Sole. Il paese è situato in zona collinare ed è ricco di pregiati vigneti ed uliveti e l’ ormai noto vino D.O.C. della Cantina Sociale ne è la dimostrazione. L’economia, basata inizialmente sull’agricoltura e l’allevamento, sta in questi ultimi anni puntanto su uno sviluppo industriale, con l’apertura di fabbriche e di depositi vari.capena Il paese poggia su vari colli la cui altitudine media è di 160 m s.l.m., da cui si domina l’intera valle del Tevere e si ha un’ottima vista sulla bassa Sabina, mentre nelle più basse campagne circostanti al paese sorgono varie frazioni come Colle del fagiano e Pastinacci. Più a nord si dislocano “Le macchie”, quelle che sono le campagne Capenate dove nei lunghi pendii delle colline solcati a valle da vari fossi, che affluiscono poi nel bacino imbrifero del Fosso di Gramiccia, si trovano numerosi uliveti e vigneti dove si produce il noto vino locale “Castellaccio”.

La storia di Capena

L’antica Capena sorse sul colle di Civitucola o del Castellaccio, a tre km circa dall’attuale centro abitato, almeno nel IX sec. a.C. e fu il centro principale di un territorio contraddistinto da una propria fisionomia culturale, tra quello dei Falisci, degli Etruschi, dei Latini e dei Sabini. Dopo aver subito l’influsso della vicina potenza etrusca, cadde nelle mani dei Romani nel 395 A.C. e si trasformò in “municipium foederatum” con l’assegnazione del suo territorio a veterani. Non si hanno più notizie di Capena fino all’epoca medievale. Bolle papali la citano tra i beni del monastero di S. Paolo, menzionandola, a partire dal XI sec. A.C., con il nome di Leprignano. Probabilmente abbandonata intorno al XIV sec. torna ad essere citata come “comune”, per la prima volta, in un salvacondotto del 1420, rilasciato agli abitanti di Leprignano. Nel 1486, il feudo, si arrende agli Aragona. Circa un secolo dopo viene occupato da Alfonso Piccolomini, con l’aiuto degli Orsini, signori di Morlupo. Nel XVI sec. viene assoggettata all’abate di S. Paolo e da qui iniziano una serie di controversie tra la comunità leprignanese ed il monastero di S. Paolo sugli affitti e le rendite dei feudi, che si protrarrano fino alla fine del potere temporale pontificio. Con l’annessione delle provincie di Roma al Regno d’Italia, Leprignano passa nelle mani di diversi possidenti. Nel 1933, con regio decreto n. 708 del 5 giugno, il nome di Leprignano viene sostituito con quello di Capena.

capena

Arte a Capena

Le antiche necropoli di S. Martino. delle Saliere e di Monte Cornazzano, testimoniano una cultura omogenea, tipica della prima Età del Ferro, databile dal IX alla fine del VIII sec. a.C., con interessanti ritrovamenti in ceramica, facenti capo ai corredi funebri. Il Lucus Feroniae, luogo di culto intitolato all’omonima dea, già fiorente in epoca regia, raccoglieva mercanti e fedeli dall’ Etruria, dal Lazio e dalla Sabina. Fu saccheggiato da Annibale nel 211 a.C. e, probabilmente abbandonato, quale luogo di culto, nel V sec. d.C. La Villa dei Volusii Saturnini, risalente alla prima metà del I sec. a.C. fu ampliata tra il 10 ed il 20 d.C. da Lucio Volusio Saturnio e conserva interessanti reperti architettonici.

lucus feroniae capena

L’attuale città d’arte Capena, che si differenzia dall’antica Capena sul colle della Civitucola, ha anch’essa origini molto antiche. Il suo nucleo primitivo che attualmente viene chiamato in parte “la Rocca” e in parte “Paraterra” è costituito da un imponente tallone di tufo, con pareti molto scoscese. Il luogo ha una storia particolare: esso infatti non è stato abitato in modo continuativo ma, come è avvenuto anche in altri paesi arroccati, era frequentato nei periodi di insicurezza (guerre, invasioni), proprio grazie alle sue difese naturali, mentre durante epoche di pace e tranquillità era meno abitato. Le tracce della sua frequentazione risalgono addirittura alla Preistoria: si trovano infatti testimonianze e tracce di vita a Paraterra e lungo le pareti dello sperone. Questo è chiaramente dovuto alla conformazione del luogo che offriva grotte per abitazione, numerosi corsi d’acqua nella valle e molta fauna. Si hanno tracce del periodo romano in un Colombario situato sulla parete di tufo a picco, a Sud-Ovest, in località Paraterra.

I colombari sono un tipo di sepoltura, utilizzata soprattutto in epoca romana, durante l’impero; essi consistono in un’ampia camera che ha, lungo tutte le pareti, numerose nicchie consecutive, dove venivano poste le urne cinerarie. I colombari comunque sono presenti già dal IV secolo a.C., nel mondo Etrusco. Quello di Capena, che in paese viene chiamato “Farmacia Vecchia” è ascrivibile molto probabilmente, al II- I secolo a.C. È costituito da quattro stanze superiori rettangolari, con volta a botte, vicino alle quali c’è un pozzo circolare profondo circa 20 mt. Al di sotto c’è un’altra camera molto ampia di mt. 4,60 x 6,10, con un pilastro centrale, con circa 400 loculi. Adiacente a questa, c’è un’altra stanza più piccola, con volta a botte, con un solo grande loculo.

Altra testimonianza forse di epoca romana, sono i resti di un muro, in opera quadrata, che proteggeva l’unico punto d’accesso allo sperone lì muro è stato successivamente inglobato nella costruzione del Palazzo dei Monaci.

Il Centro storico

Tutto lo sviluppo di questa città d’arte nelle fasi successive al periodo romano è facilmente individuabile, in base alle caratteristiche architettoniche degli edifici: la parte più antica è sicuramente Paraterra. Il tessuto urbano tipicamente medioevale è caratterizzato da strade strette e improvvise aperture (piazzette), nella cui pavimentazione si notano ancora numerosi basoli e tratti di selciato. Interessante è anche la presenza di numerose case a schiera, dove si notano piccole finestre, archetti e tratti di strade coperti con archi, sopra i quali si trovano alcune case. Qualcuno di questi “passaggi coperti” ha ancora un soffitto di legno. Per tutto l’abitato si notano elementi marmorei anche più antichi, riutilizzati nelle costruzioni. Si conserva ancora parte delle mura di cinta con un ingresso ad arco rotondo di peperino con la traccia di una caditola (usata per sbarrare il portone). Sopra l’arco c’è ancora l’impronta dell’antico scudo, che aveva lo stemma della città di Leprignano.

capena

Attorno al nucleo medioevale si sviluppò la parte Rinascimentale, con la sistemazione della Rocca dove furono aperte due piazzette e fu costruita una chiesa, ora diroccata, dedicata a San Michele Arcangelo, di cui si conserva l’elegante portale di marmo con un’iscrizione sull’architrave che riporta anche la data di costruzione, 1477: “MCCCLXXVII – T(empore) – SIXTI PP IIII”. Nella chiesa si trovavano molti affreschi di cui non ne rimangono adesso che poche tracce. Testimonianze di rifacimenti negli ambienti sottostanti la chiesa consistono nell’apertura di finestre, su una delle quali si nota la data di tali lavori: 1642. Durante questo periodo fu ampliato e sistemato il poderoso Palazzo dei Monaci. Di probabile origine tardomedioevale, la chiesa di S. Antonio, restaurata nel 1752-55. Della stessa epoca Santa Maria delle Grazie, in posizione decentrata rispetto al paese, all’interno della quale sono state rinvenuti interessanti dipinti: uno grande, ad olio su tela, raffigurante la decapitazione del Battista, di scuola caravaggesca e databile 1630-40.

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