Tra i tanti miei ricordi negli anni di quando ero piccola c’è quello della vigilia di Capodanno. Odori e profumi di cibo mi rincorrono e anno dopo anno cerco di riprodurli. Questi ricordi mi conducono inevitabilmente a mia nonna, Rosa, dalla quale oltre al suo nome ho ereditato la sua stessa passione nel cucinare. Trascorrevamo i pomeriggi precedenti al cenone di Capodanno a programmare il menù, sostanzialmente sempre lo stesso, tradizionale, magari con qualche mia modifica “moderna”, man mano che diventavo sempre più grande.

Il cenone di Capodanno

Quest’anno ho deciso di essere il più precisa possibile nei ricordi culinari e scavando nella memoria, cercherò di riprodurre il MIO cenone di Capodanno!
Non mancavano i fritti: broccoli, carciofi, zucchine (non fiori perché era impossibile trovarli a quei tempi) e il baccalà. Poi c’erano le frittelle di mele. Ci andavo matta e mia nonna le faceva solo per me, con una generosa spolverata di zucchero semolato.

Il menù di Capodanno

Il primo era rigorosamente una pasta fatta in casa con le sue mani, le lasagne o le “fregnacce”, come le chiamava lei, una pasta senza uova tagliate a caso senza una misura precisa, condite con pomodoro fatto in casa. L’altro primo era una generosa scodella di brodo di gallina ruspante, con la stracciatella fatta di uova fresche, parmigiano e la carne della gallina fatta a pezzettini molto piccoli.
Per secondo c’era la gallina, che ovviamente non andava sprecata, ma messa insieme alle patate, cipolle e carote cotte nel brodo condita con un filo di olio di oliva. L’altro secondo era l’abbacchio alla romana con carciofi come contorno. Le lenticchie non mancavano, come la tradizione voleva, ma senza cotechino (perché chissà cosa c’è dentro), ma con le salsicce!
Poi c’erano i dolci, preparati giorni e giorni prima: il pangiallo, i tozzetti con frutta secca, le mandorle coperte di zucchero (ora le chiamo mandorle pralinate) ed il croccante fatto con le nocciole del paese. E per finire frutta di stagione, arance e mandarini, dei quali conservavamo le bucce che usavamo per segnare i numeri delle cartelle della tombola!

Si giocava fino a tardi: a sette e mezzo, trentuno, salta cavallo, mercante in fiera, fino ad aspettare il Vecchietto (anno che usciva) che lasciava il posto al Bambino (anno nuovo che entrava).

Rosa Panzini

Rosa Panzini

Food Blogger presso Rosa's Bakehouse

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