La Catacomba di Monte della Casetta

Nel giugno 1978 la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra ha intrapreso lavori di restauro in una piccola catacomba situata ad una ventina di chilometri da Roma, nel territorio di Capena; essa è scavata nelle pendici meridionali di una collina denominata Monte della Casetta (località catastale), posta circa quattro chilometri a sud-est del paese, in una delle zone dell’agro capenate di maggiore interesse archeologico per la notevole densita’ di insediamenti attestati lungo importanti tracciati viari che univano anticamente la Flaminia alla Tiberina, tra il diciassettesimo e ventesimo miglio. I lavori, resi necessari dal precario stato di conservazione in cui versava l’ipogeo, hanno permesso di analizzare in modo piu’ completo il monumento e di redigerne una pianta precisa; piccoli saggi di scavo, effettuati in alcuni punti chiave, hanno facilitato il lavoro in questo senso.

La scoperta della Catacomba

La catacomba di Monte della Casetta, scoperta già nei primi anni di questo secolo, è rimasta, sino ad oggi,quasi del tutto sconosciuta e priva di una adeguata pubblicazione. Le notizie pervenuteci su di essa sono dovute, in massima parte, a due manoscritti inediti di Enrico Stefani, allora ispettore dell’ Ufficio degli scavi dell’Etruria suburbana e dell’Umbria alla sinistra del Tevere, sotto la cui giurisdizione si trovava il territorio di Capena. Stefani, chiamato per un sopralluogo al momento della scoperta, ci ha lasciato i suoi appunti in un taccuino di ventisei pagine contenente piante, disegni dei reperti e una breve descrizione dell’ipogeo; queste prime annotazioni, compilate in una forma schematica, furono poi riprese ed elaborate, in modo piu’ discorsivo, nel secondo manoscritto che ha infatti il carattere di una vera e propria relazione organica sullo stato del monumento. Ben poco ciò che fu pubblicato: il quotidiano il Corriere d’Italia, a più riprese, riferisce sulla scoperta e sullo svolgimento dei primi lavori di sterro, riportando una serie di notizie a caldo interessanti come testimonianza delle reazioni che destò nella zona e tra le autorità il rinvenimento. Ma il primo a dare annuncio ufficiale della scoperta agli studio fu Orazio Marucchi, il quale si limitò a pubblicare alcune iscrizioni senza soffermarsi; cosi’ pure Ashby che non riusci’ a rintracciare l’ipogeo a causa di una “indicazione assai vaga” data dagli scopritori. Le iscrizioni furono pubblicate da Bormann nell’undicesimo volume del CIL (nn. 7784-7791).

Gli scavi

La catacomba di Monte della Casetta fu rinvenuta casualmente il 21 dicembre 1911. Queste le modalità secondo Stefani: “il proprietario del terreno sig. Rocco Roncacci ed alcuni suoi figli procedevano alla sistemazione del piano di una grotta da loro scavata nel dorso meridionale di quel colle. Il pavimento, che aveva pressoché raggiunto in profondità il sommo di un arcosolio, cedette per un certo tratto e per quel pertugio poterono i Roncacci penetrare nella catacomba.” Il cimitero si presentava in parte ostruito dalle terre ma perfettamente intatto. Durò poco però la sua conservazione in quanto,nei giorni successivi, fu fatto oggetto da parte dei locali di una sistematica spoliazione alla quale si pose fine solo quando si recarono sul posto Augusto Bevignani per la Commissione ed Enrico Stefani per la Soprintendenza allo scopo di dare le prime disposizioni per la tutela del monumento.

I lavori di restauro

Il cimitero passò, come di consueto, alla Commissione che ne iniziò immediatamente i lavori di restauro: le gallerie furono completamente sterrate, la volta e le pareti del cubicolo d’ingresso (A,nella pianta) ricostruite, una porta di ferro fu posta a chiusura del casotto d’entrata,anch’esso edificato ex-novo;gli oggetti rinvenuti al momento della scoperta (già sequestrati ai rinvenitori occasionali) e quelli tornati alla luce durante gli scavi furono ricollocati a posto nel monumento restaurato. Il resto è storia recente: l’ipogeo accuratamente chiuso ma lontano dalle abitazioni fu gravemente danneggiato negli anni successivi; tramite un foro praticato nella muratura dell’entrata (che era,prima dei recenti restauri, l’unico andito al cimitero essendo la porta ormai fuori uso) si scese alle gallerie interrandole nuovamente e asportando tutto il reperibile con l’apertura sistematica dei loculi. Recentemente il cimitero,chiamato “grotta di ferro”, era adibito a ricovero per il bestiame. Questa la situazione prima degli ultimi restauri che hanno di nuovo reso praticabile la catacomba e ne hanno rinnovato l’ingresso.

L’ipogeo è scavato in una roccia tufacea assai compatta,la stessa,in pratica,che,pochi chilometri piu’ a sud,veniva estratta dalle cave di Grotta Oscura,tra le principali fornitrici della città di Roma.Di breve astensione,esso consta di una camera rettangolare(A),attraversata,circa alla metà,da un cunicolo(B) che corre in direzione est-ovest e sfocia in un ambiente piuttosto irregolare(C).Sul lato est di A una breve diramazione(D);dalla parete nord parte una galleria(E) da cui si dirama a ovest un corridoio(F) che dà accesso ad un cunicolo(G).Al termine della galleria un piccolo finarello(H).I recenti sterri hanno completamente liberato gli ambienti A e D; parzialmente occupati dalle terre sono rimasti invece il cunicolo B,la camera C e circa la metà settentrionale della galleria E.L’interramento è stato causato da una frana apertasi in G, proprio nel punto in cui un crollo permise di penetrare nel 1911 per la prima volta nella catacomba; sia G che il corridoio antistante F risultavano,per il medesimo motivo, completamente ricolmi di detriti: è stato preferito, perciò,durante i lavori,contenere momentaneamente la frana con un muro,rimandando ad un’occasione più’ propizia la considerevole opera di smantellamento.Gli ambienti ora non più accessibili erano,del resto,conosciuti grazie alla descrizione e al rilievo di Stefani.Ce ne siamo valsi nella nostra pianta per integrare,semplicemente a scopo orientativo,la parte non più rilevabile (fig.1,in puntinato).

 

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