Il Palazzo dei Monaci, di origine alto-medievale, ha origine dal restauro e all’ampliamento del Castello Medievale di Leprignano.
Nell’ anno 1040 fu occupato con la forza da Teobaldo da Cencio figlio di Stefano Prefetto di Roma, i figli di Tebaldo restituirono al Monastero di San Paolo il Castello usurpato, riottenendolo tuttavia immediatamente in enfiteusi. Nel 1486 durante la guerra tra Innocenzo VIII e Ferdinando re di Napoli, Leprignano si arrese senza combattere ad Alfonso d’Aragona, duca di Calabria.
Circa un secolo dopo, il Castello di Leprignano venne occupato da Alfonso Piccolomi con l’aiuto della famiglia Orsini signori di Morlupo, nel XVI secolo l’abate di San Paolo tornò ad esercitare il suo potere sul Castello di Leprignano, nei secoli successivi il Castello fu ceduto e rimaneggiato più volte, fu residenza dei monaci benedettini di San Paolo, poi residenza municipale e palazzo di rappresentanza, attualmente è interamente di proprietà di privati.

Caratteristiche del Palazzo dei Monaci

Il Palazzo dei Monaci, arroccato su terreno in pendio di natura tufacea e genericamente riconducibile al tipo del “palazzo con cortile interno di pertinenza”, ha origine dal restauro e dall’ampliamento, avvenuti alla fine del XVI sec. del castello medievale di Leprignano. Presenta volumetria articolata, derivante da interventi successivi di incerta datazione. Ha pianta irregolare ad L con un corpo maggiore, più lungo e profondo, e uno minore, ridotto quasi a rudere. Il cortile rettangolare, posto a Sud, è delimitato dal Palazzo a Nord ed Ovest e da altri edifici sui rimanenti lati. Al vertice N-O si trova un torrione circolare con funzioni difensive. Dotato di due ingressi, il primo a Nord su Piazza del Popolo e il secondo a Sud su via della Rocca, tramite il cortile, il fabbricato funge da elemento di raccordo fra la quota inferiore della piazza e quella superiore del borgo retrostante. E’ infatti articolato su quattro piani fuori terra rispetto alla piazza e su tre verso il cortile. Oltrepassato il ponte sulla piazza si accede all’edificio mediante una cordonata interna scavata nel tufo, che consente il superamento del dislivello con il cortile. Questa è composta da un atrio rettangolare con volta a botte e da due rampe a gradoni parallele alla facciata Nord, coperte da volte a botte ed interrotte da un pianerottolo intermedio con volte a crociera. La scala porta ad un corridoio del primo piano che, attraversando il palazzo da Nord a Sud per tutta la sua profondità, costituisce l’unico passaggio nello spesso muro di spina dell’edificio ed immette poi nel cortile. Attualmente il primo ed il secondo piano dell’edificio sono frazionati in più unità immobiliari, appartenenti a diversi proprietari e destinate ad abitazioni o magazzini, in qualche caso non utilizzati. Al terzo ed ultimo livello si trovano le soffitte, oltre ad alcune sopraelevazioni, accessibili mediante scalette interne alle sinbole unità. Nei sotterranei del Palazzo ci sono cantine e grotte scavate nel tufo, con sbocchi all’esterno in vari punti della rocca.palazzo dei monaci capena

La pianta

Le murature presentano caratteristiche tecnico-costruttive eterogenee (in scapoli di tufo, miste in scapoli di tufo e mattoni, in blocchi regolari di tufo, intonacate e a vista). I solai sono per lo più in legno a vista con soprastante tavolato opure pianellato. Il tetto con orditura lignea e manto di copertura in coppi ed embrici è a padiglione sul corpo maggiore e a due falde su quello minore. Il castello si trasforma in un palazzo nel XVI sec. con un secondo ingresso sulla piazza, attenuando le originarie caratteristiche di struttura fortificata. Dalle descrizioni del Palazzo, allegate ai contratti d’affitto stipulati dai monaci di S. Paolo nel XIX sec., è possibile ricostruire la destinazione dei diversi ambienti in quel periodo. Al primo piano si trovavano i magazzini (il “granaro”, il “granaretto”, l'”ogliara”, la “legnara”, la “segreta”, la “stalla col fienile” e la “dispenza”, al secondo le abitazioni dei monaci.

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