La chiesa di San Leone

La chiesetta dedicata a San Leone Magno (Papa famoso per aver fermato l’invasione di Attila) a Capena è uno degli edifici sacri più antichi dell’area tiberina ed anche della adiacente Sabina. Per visitarla, dovete recarvi al cimitero “vecchio” (a poche centinaia di metri dal centro storico) avendo prima avuto cura di accertarvi presso il Comune che sia in sede il guardiano per aprirvi. La datazione più probabile della costruzione la fa risalire all’VIII-IX sec. d.C.: deporrebbero a favore di questa ipotesi elementi quali la cornice di pietra bianca lavorata con rilievi a croce greca intorno alla porta ed i materiali utilizzati per la costruzione dell’abside probabilmente tardo romani. Disponiamo, viceversa, solo di testimonianze d’archivio assai più tarde: la prima, del 1218 è dovuta a Papa Onorio III il quale conferma al Monastero di San Paolo fuori le Mura a Roma il possesso dei suoi beni, tra i quali “EccJesiam Sanctì Leonis de Liprignano, cum suis pertinentis”.

L’iconostasi

All’interno, la chiesa si presenta con due navate (e non tre, come è assai più frequente) e conserva intatta l’iconostasi (ossia quella “struttura di separazione”, tipicamente bizantina, che divide il presbiterio dov’è situato l’altare e l’area che ospitai fedeli). Nel caso di San Leone, l’iconostasi taglia trasversalmente ambedue le navate e risulta essere una delle poche di epoca alto medievale ancora nella sua collocazione. Essa è inoltre completamente decorata a bassorilievo con una varietà di elementi geometrici e naturalistici. La tipologia di tali decorazioni corrisponderebbe anch’essa alla datazione della chiesa intorno all’VIII-IX sec. ma la loro qualità e caratteristiche inducono – secondo alcuni studiosi – ad avvicinarle alle decorazioni (sopravissute) del Monastero di San Silvestro sul Monte Soratte. Particolare intrigante, appare lecito ipotizzare che l’opera possa essere stata realizzata da maestranze richiamate nell’area tiberina dalla presenza di Carlomanno (figlio di Carlo Martello, fratello di Pipino il Breve e, quindi, zio di Carlo Magno) il quale nel 747 si ritirò a vita monastica fondando sul Monte Soratte il nucleo originale del Monastero di San Silvestro. San Leone è ricco di numerosi affreschi, alcuni risalenti alla fine del IX secolo. I più antiche sono quelli contenuti nell’ area dell’abside.

Gli affreschi di San Leone

Un primo cenno sulla rilevanza degli affreschi comare in una lettera del 1859, riguardante gli scavi archeologici che si stavano svolgendo nel territorio capenate. D’Ambrogi, promotore dell’operazione, riferiva al Padre Cellelario del Monastero di San Paolo di essersi recato a visitare la chiesa di San Leone e definiva le pitture di “mano di Raffaello Sanzio seguitate dai suoi scolari”. Interessante nella lettera è l’attenzione per lo stato di conservazione delle opere “che meritano di essere staccate e collocate in qualche museo, se no deperiscono”.
Iniziando dalla volta dell’abside sono rappresentati: al centro il Redentore Benedicente, alla sua destra S. Paolo e S. Scolastica, alla sua sinistra, S. Pietro e S. Leone Magno. Ai lati della volta, in quattro formelle, a sinistra l’Annunciazione, a destra due Santi. Sotto la volta, ai fianchi della finestrella dell’abside, da sinistra S. Giovanni Battista; una Santa con un’ampolla e un rotolo di bende (la Maddalena?); a destra S. Luca e S. Michele Arcangelo. Ai lati delle formelle, a sinistra S. Liberato e, più in basso, una donna (affresco datato al X sec.), forse un’imperatrice bizantina. A destra, ci sono S. Giuliano e la Madonna che allatta il Bambino. Nell’altra navata, c’è un affresco che occupa tutta una parete ed ha al centro la Vergine con il Bambino: alla sua estrema destra, ormai quasi cancellato, c’è un personaggio che recava un giglio: torse San Giuseppe, poi si nota benissimo S. Paolo. A sinistra S. Leone e un altro personaggio in veste ecclesiastica non identificabile. Tutto il complesso degli affreschi fu commissionato da una certa Suffia, come attesta un’iscrizione posta nella volta dell’abside ai piedi del Redentore, con caratteri del XIV sec.: “Queste peture a facte fare Suffia“.

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