Feronia, la Dea silvana che dona guarigione e libertà

Potente, benefica e liberatrice è una delle divinità più venerate nel mondo italico e romano. Numerosi sono i luoghi a lei sacri in tutta la penisola, ma quello che ancora oggi ci emoziona e riesce a evocare la sacralità della presenza di questa straordinaria Dea si trova a pochi chilometri da Roma ed è conosciuto col nome di Lucus Feroniae.

Bellissima, libera e vitale

Danza la Dea Feronia insieme alle ninfe nel bosco sacro. Soffia caldo e leggero il Favonio spazzando via le nubi minacciose, gorgogliano le fonti, cantano i ruscelli, i fiori sbocciano inondando di profumo l’aria e maturano succulenti i frutti sui rami. La presenza della Dea dà vigore alla natura, le selvagge fiere diventano mansuete al suo cospetto e l’armonia regna sovrana tra le verdi fronde al cui stormire si spandono nell’aria innumerevoli fragranze.

Lei ha il potere di donare la libertà

Con i capelli mossi dalla fresca brezza marina, la Dea portatrice di fiori abbraccia con lo sguardo il panorama dall’alto del monte. Innamorata e felice, Lei ha il potere di donare la libertà agli schiavi meritevoli. Quando è con il suo meraviglioso e autorevole amante, il sommo Giove, la felicità della Dea si riverbera nel rigoglio della natura che sboccia variopinta e profumata nella penombra del bosco sacro che circonda il grandioso tempio di Anxur. Sul far della sera, le fragranze salmastre portate dalle ali di Zefiro cullano il dolce sonno di Erilo, il frutto innocente dell’amore divino tra il possente Padre degli Dei e la bellissima Feronia.

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Il Tempio di Anxur

Anxur, luogo meraviglioso sul quale sorge ancora oggi il grandioso tempio dedicato a Giove, è stato teatro di mille avvenimenti perduti nella notte dei tempi. Suoni di preghiere, litanie, amori e liti riecheggiano tra gli archi delle sue terrazze. Su una scarna panca sacra alla Dea, c’è una semplice scritta: “BENERMERITI SERVI SEDEANT, SURGANT LIBERI” (i servi meritevoli che vi si siedono si rialzano liberi). Su questo scranno si sono posati i sogni di libertà, le aspirazioni, i progetti e gli aneliti di tanti schiavi che sono stati affrancati grazie alla loro condotta esemplare e all’intercessione della Dea.

 

Trattamenti viso

La fonte della Dea

Lontano da Anxur, sgorgava salubre e limpida l’acqua dalla fonte del bosco umbro ai piedi della rocca di Narni e Feronia, vitale e fiera, benediceva la fresca e gorgogliante sorgente ubicata nel suo spazio sacro. Le fronde degli alberi donavano ombra ai pellegrini stanchi che cercavano la guarigione tra le braccia amorevoli della Regina delle selve, nel bosco lussureggiante in cui lei dimorava sin da arcaici tempi di cui è flebile la memoria. All’alba triste dell’obnubilante Medioevo, nembi densi di fumo hanno oscurato il sole che raggiante aveva illuminato per tanti secoli il felice regno della leggiadra Divinità. Le fiamme, appiccate da mani feroci mosse da insane paure e inconfessabili invidie, hanno ucciso piante e animali. Ormai non ondeggiano più al vento le fronde dei possenti elci, non si odono riecheggiare nell’aria le gaie risa delle ninfe inseguite dai fauni, né le driadi intonano i sacri inni che si confondono con il fruscio del vento. Tace la natura che un dì fu rigogliosa e benedetta dalla Dea nel luogo ormai tristemente noto come “macula morta”. Piange Feronia lacrime di sangue nella desolante solitudine della profanazione.

La fontana del ferro

In un altro bosco poco distante dal centro di Verona su una ridente collina, l’avvenente Dea italica rifletteva la sua graziosa immagine sulle benefiche acque che sgorgano da quella che oggi è conosciuta come “la fontana del ferro”, nei pressi della quale si celebravano riti propiziatori a “colei che ama le ghirlande” e i pellegrini accorrevano numerosi offrendo doni e primizie. Alberi sacri che donavano riparo ad animali e umani circondavano la fonte e la vita pullulava rigogliosa grazie alla benedizione divina. Era l’epoca in cui Roma governava il mondo, il tempo lontano in cui uomini e Dei convivevano in perfetta armonia. Ora nel sacro luogo, solitaria scorre la salubre acqua e del bosco verdeggiante e fertile, caro a Feronia, resta unicamente il lontano ricordo dell’antico splendore soffocato dal grigio asfalto inanimato.

Il monte Soratte

Alle pendici del monte Soratte i luminosi raggi di Apollo Soranus tingono d’oro la morbida chioma della fiera Dea. Qui, insieme al Dio solare, lei placa e protegge i selvaggi Hirpi Sorani, i sacri guerrieri impavidi e sanguinari che, oltre a intraprendere azioni belliche, celebravano anche riti purificatori. Il rigoglioso bosco sacro circondava il maestoso santuario e la fonte dalla quale sgorgavano acque pure di vita donava salute ai viandanti e leniva le ferite dei guerrieri.

I doni dei fedeli

Nel tempio alle pendici del monte si ammassavano i doni dei fedeli che omaggiavano Apollo Soranus e Feronia con statuette votive, metalli preziosi e primizie della terra che divennero ricco bottino di guerra per gli invasori stranieri.

Capena, ove regnava Feronia

Nel bosco di Capena, potente, benefica e liberatrice regnava Feronia su umani e animali. Lì possedeva una città che essendo a lei sacra non poteva che essere felice: la Colonia Iulia Felix Lucus Feroniae, nella quale era venerata e celebrata e che grazie alle sue benedizioni cresceva florida e opulenta. In occasione dell’annuale Fiera la piazza dove si teneva il mercato era un tripudio di colori, suoni e profumi. L’aroma pungente delle spezie esotiche inondava l’aria pregna del suono di molteplici voci, ora gaie ora concitate per le contrattazioni, portando con sé il timbro bizzarro di accenti forestieri. Sui banchi una grande quantità di colori iridescenti rallegrava la vista, abiti e stoffe facevano bella mostra di sé, luccicavano i metalli delle armi e dei monili, i vasi di tutte le fogge e colori aspettavano di essere acquistati e per le vie nobili, liberti e schiavi calpestavano eccitati gli scuri basolati.

I Ludi

Sorrideva Feronia durante i Ludi, rimirando i giovani impavidi che si mettevano in mostra per sedurre le affascinanti fanciulle, gli schiavi che combattevano sognando un futuro libero, i poeti che declamavano i loro versi nella speranza di trovare un mecenate. Sogni e desideri umani che sbocciavano con la benedizione della Dea datrice di vita e prosperità, patrona della fioritura e del rigoglio, della salute e della libertà nel suo luogo per eccellenza, il Lucus Feroniae, il magico sito in cui ancora oggi si può percepire la maestosa sacralità del tempo passato. Tra i resti di sontuosi edifici, antichi templi, basiliche, terme, domus e umili abitazioni in mezzo alla campagna capenate si avverte ancora il potere della Dea; infatti, passeggiando tra le rovine sembra di sentire la sua dolce voce portata della fresca brezza di ponente che muove le spighe e con sé conduce le profumate memorie di un tempo felice ormai lontano.

Donatella Ertola

Donatella Ertola

Communitas Populi Romani

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La Communitas Populi Romani è un sodalizio spontaneo di uomini liberi che si riconoscono negli stessi valori spirituali e culturali che la religione di Roma antica, pubblica o privata, sapeva esprimere e trasmettere diventando un collante dell’intera società.