Storia e tradizione della festa di San Marco Evangelista

25 Aprile

Il G.A.R., Gruppo Archeologico Romano Sez. Capena, ha avuto da un suo socio questo scritto sulle origini della Festa di San Marco Evangelista. L’autrice è la compianta Gilda Bocconi, archeologa e studiosa d’arte, vissuta per molto tempo nel nostro paese e appassionata di Capena, della sua storia, dei suoi monumenti e delle sue tradizioni, che tanto ha fatto per la loro divulgazione, con studi, ricerche e scritti. In occasione della Festa di San Marco Evangelista, vogliamo riportare integralmente questo suo scritto. Sarà un modo per far conoscere a tutti i Capenati le origini di questa festa ma soprattutto un omaggio alla memoria di Gilda Bocconi, che molti nostri concittadini hanno conosciuto e hanno avuto modo di apprezzare.

Le origini

La società neolitica, caratterizzata dallo sviluppo dell’agricoltura, era di tipo matriarcale e comunitaria. In Europa e nel Mediterraneo, 5.000 anni fa non vi erano Dei, ma un’unica Grande Madre immortale e onnipotente. Gli uomini riverivano e temevano la Matriarca raffigurata, nel mondo pre-ellenico, come un bianco simulacro di forma rotonda. Era anche venerato un tumulo bianco sotto il quale veniva sepolta la “Bambola del Grano” che a primavera sarebbe risorta come germoglio. Un mito più tardo, tramandatoci dagli antichi storici della Grecia, narra che la Grande Madre si unì al Serpente Ofione, e trasformatasi in una colomba depose l’ Uovo Universale.

Ofione, per ordine della Dea, si arrotolò intorno all’uovo, finchè questi si schiuse e ne uscirono tutte le cose esistenti nell’universo. Ogni primavera venivano fatti sacrifici alla Dea: le membra delle vittime sacrificali venivano sparse per i campi e il loro sangue rendeva fertile la terra. In seguito i sacrifici divennero incruenti e simbolisti.

Il culto nella Roma imperiale

Nella Roma Imperiale, si svolgeva in primavera un antico e solenne rito: le Ambarvalie. Dodici sacerdoti avevano il compito di proteggere i campi e di sacrificare a Dia, uno dei tanti nomi della Grande Madre. Le solennità duravano tre giorni e si benedicevano pani adornati di lauro e primizie che venivano offerti alla Dea. In particolare dal 24 al 28 Aprile, si celebravano dei riti originati a Roma: le Robigalie. Robigus era una divinità malvagia, che impersonificava la ruggine del grano, a cui si sacrificavano animali per difendere i raccolti. Una processione, descritta da Ovidio, si recava al V miglio della V. Clodia, dove si trovava il Bosco Sacro a Robigus. Nel III° sec. D.C., per cristianizzare questi riti pagani, furono istituite le “Quattro Tempora”, corrispondenti alle quattro stagioni e le “Rogazioni”, in cui si cantavano le Litanie Maggiori e Minori. Le Maggiori  corrispondevano alle “Robigalia” romane e furono in seguito abrogate perché troppo peculiari di Roma, ma in alcuni luoghi come Capena,dove la cultura contadina aveva radici profonde e gloriose, persistettero.

La Dea Feronia

La Dea Feronia, altro non era che l’antica Grande Madre, protettrice delle messi, tradizione tanto tenace che si è  manifestata anche nell’attributo della Madonna delle Grazie, rappresentata con un mazzetto di spighe. Le Litanie Maggiori non riuscirono forse a far dimenticare i riti pagani, tanto che si abbinò loro la festività di un grande Santo: San Marco Evangelista. La sua cappelletta non a caso, ha la graziosa cupola a forma di uovo: come accennato,l’uovo è il simbolo della Grande Madre.

La Sposatella e il Lepericchio

La Sposatella, uno dei due dolci tipici di questa festa, altro non è che l’immagine della Grande Madre, mentre il Lepericchio, l’altro dolce, rappresenta il Serpente che circonda l’Uovo Universale. Una volta, la Cappelletta di S. Marco si trovava in aperta campagna, forse nel luogo consacrato a “Robigus”, la cattiva divinità della ruggine del grano; anche la vite ha una simile malattia e, da più di due millenni, il vino è la produzione primaria per il territorio capenate.

Sposatella e Lepericchio 2

Le reliquie di S. Marco Evangelista

Le reliquie di San Marco Evangelista, furono trasportate a Venezia nell’828 d.C., da due mercanti che le trafugarono da Alessandria d’Egitto, dove erano minacciate di profanazione. Il culto di S. Marco deve essere arrivato a Capena molto più tardi, perché l’Evangelista non appare tra i Santi raffigurati nella Chiesa di S. Leone, né ha mai avuto una cappella più antica di quella attuale.

san-marco-evangelista
Comunque la luminosa figura del Santo, che dedicò la sua vita alle Sacre Scritture e alla loro diffusione, fugò le ultime ombre degli antichi riti pagani: Ancora oggi vengono benedetti i campi per avere un raccolto sano e abbondante e il Lepericchio e la Sposatella sono portati in processione dai bambini fino a S. Marco e tutto avviene sotto la spirituale e rinnovatrice Luce della Fede Cristiana.

Scritto da: Gilda Bocconi
Si ringrazia il G.A.R., Gruppo Archeologico Romano Sez. Capena per la gentile concessione.

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