LA GIORNATA MONDIALE DELLA GIUSTIZIA SOCIALE 2018

Che cos’è la giustizia sociale? Ne sentiamo parlare spesso in televisione, alla radio, sui giornali. Molti si appellano al sentimento di giustizia sociale anche sui social network. In campagna elettorale è inevitabile sentire qualche politico che inserisce questo concetto in qualche discorso.

LA DEFINIZIONE DI GIUSTIZIA SOCIALE

Darne una definizione precisa è complicato e comunque non si tratterebbe di una descrizione completa ed esaustiva. Storicamente il concetto di giustizia sociale nasce con la rivoluzione del pensiero morale del cristianesimo, ma entra in punta di piedi nelle Istituzioni e nel pensiero occidentale soltanto a partire dagli ultimi due secoli. Se ne rispolvera il significato in chiave laica durante la rivoluzione francese, salvo riapparire solamente con l’affermazione dei moderni Stati “sociali”.

LA CARTA COSTITUZIONALE

Per capire meglio di cosa stiamo parlando è bene partire dalla nostra Carta costituzionale. L’articolo 3 si compone di due commi. Il primo, più famoso, fa riferimento all’idea di uguaglianza formale: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Si rivolge principalmente alle Istituzioni, in particolare agli organi preposti alla formazione di leggi. Esso mira, infatti, ad evitare discriminazioni tra soggetti meritevoli dello stesso trattamento oppure assimilazioni tra soggetti che sarebbe giusto sottoporre a discipline differenziate, essendo essi in posizioni diverse. Meglio, questo comma vieta leggi che compiano irragionevoli distinzioni tra situazioni simili e parificazioni irragionevoli di situazioni diverse. Il secondo comma completa il concetto di uguaglianza attraverso un’idea sostanziale. Si tratta, come affermano alcuni giuristi, della positivizzazione dell’Amore. “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Con questo comma i padri costituenti hanno voluto sancire il concreto impegno dei pubblici poteri a favorire le categorie più deboli, puntando ad eliminare le disparità che inevitabilmente si verificano nella realtà tra singole persone o categorie di individui. In altre parole, lo Stato si impegna a creare le effettive condizioni di uguaglianza tra i soggetti, al di là della loro condizione sociale o economica. Questa è la base delle altre disposizioni costituzionali che sono dirette ad offrire una tutela particolare a tutti i soggetti e alle categorie deboli, al fine di garantire loro le stesse opportunità di godimento dei diritti e delle libertà che la stessa Carta costituzionale riconosce.

L’IDEA DI GIUSTIZIA SOCIALE

Ed è qui che entra nel vivo l’idea di giustizia sociale: è l’idea che si creino i presupposti per offrire alle persone le stesse opportunità, gli stessi diritti. Non si tratta di un proclama del tipo “siamo tutti uguali”. Non sarebbe corretto. Quel “siamo tutti uguali” deve intendersi come il diritto ad avere tutti le condizioni di godere dei diritti. Condizioni che devono essere per forza differenti da persona a persona. Per spiegare meglio il concetto vorrei prendere in prestito un’immagine che ultimamente gira sui social. Si tratta di due disegni affiancati: tre ragazzi di differente altezza vogliono vedere una partita di calcio da dietro ad uno steccato. Ad ognuno viene data una cassa per salirci sopra: Il più alto vede la partita (ma già la vedeva senza cassa), quello di mezzo ora la vede, il più basso continua a non vederla. Nella seconda immagine la cassa del ragazzo più alto viene data al ragazzo più basso, che ora ne ha due. Ora vedono tutti e tre la partita. Ecco, applichiamo questo modello alle situazioni di tutti i giorni: questa è la giustizia sociale. Diversi documenti giuridici, come la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo o la Carta europea dei diritti dell’uomo, hanno riconosciuto a vario titolo la giustizia sociale attraverso l’enumerazione di alcuni diritti, quali a titolo esemplificativo quello allo studio, alla vita privata, al cibo, all’acqua, alla vita, alla salute. Ma, come detto sopra, non è affatto sufficiente riconoscere un diritto, serve creare le condizioni affinché esso si affermi.

L’IDEA DI GIUSTIZIA SOCIALE NEGLI USA

Per concludere mi piace riportare una parte molto famosa della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America: “Tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità.” Si tratta di una delle composizioni giuridiche più belle. Solo su una cosa vorrei qui soffermarmi: la felicità. Negli USA la felicità, o meglio la sua ricerca, è un diritto inalienabile. Che c’entra con la giustizia sociale? In teoria tutto, in pratica nulla. Perché? Prendiamo alcune immagini tipiche del mondo americano: “un uomo armato fa una strage in una scuola con la sua pistola glitterata appena comprata”, “la fila di barboni fuori ai dormitori”, “la libertà di scegliere l’assicurazione più costosa per curarsi”. La ricerca della felicità, la giustizia sociale. Non bastano i proclami.

Simone Giallonardo

Simone Giallonardo

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