Gli affreschi della chiesa di San Leone

Le pitture conservate nella chiesa di San Leone sono rimaste immerse nel silenzio della critica, comprese le fonti, fino ad anni recenti. I resoconti piu’ antichi delle visite pastorali, che pure costituiscono una risorsa archivistica puntuale, non hanno tramandato indicazioni sugli affreschi,ma solo sporadici cenni sulle caratteristiche dell’edificio. La lettura delle cronache delinea una chiesa cimiteriale dall’aspetto spoglio ed essenziale, poco dissimile dall’attuale. Gli arredi non venivano conservati in loco, per timore di furti,ed erano portati in chiesa solo in occasione delle celebrazioni liturgiche.All’interno esisteva un unico altare,dedicato a S.Leone Magno,indicato sistematicamente come <<altare majus>> o semplicemente <<unicum alterem>>. Annesso alla chiesa era stato adattato un romitorio,tramandato dai resoconti a partire dal 1725.

Le prime testimonianze degli affreschi

Un primo cenno sulla rilevanza degli affreschi compare in una lettera del 1859, riguardante gli scavi archeologici che si stavano svolgendo nel territorio capenate. D’Ambrogi,promotore dell’operazione,riferiva al padre Cellerario del monastero di San Paolo di essersi recato a visitare gli affreschi della chiesa di San Leone e definiva le pitture di <<mano di (sic!)… seguitate dai suoi scolari>>. Interessante nella lettera è l’attenzione per lo stato di conservazione delle opere <<che meritano di essere staccate e collocate in qualche museo, se no deperiscono>>.

I lavori di restauro

Il silenzio delle fonti “ufficiali” sul complesso decorativo della chiesa si interrompe a pochi anni di distanza, nel 1863, quando anche l’abate di San Paolo, nel corso della sua visita, lamentava il fatto che, mentre nelle altre chiese di Leprignano le pitture venivano restaurate e conservate in maniera dignitosa, nella chiesa di S. Leone nessun intervento veniva effettuato, e ordinava l’immediato restauro del tetto e del muro della sacrestia dal momento che <<pariete picturae dilabantur>>. A circa dicei anni di distanza, nel 1872, l’abate Zelli ordinava pero’ di sospendere i restauri nella chiesa <<dovendosi rifare dal Comune il nuovo Cimitero>> e considerando evidentemente che le spese dovessero andare a carico del Municipio. Il cimitero pubblico venne inaugurato nel 1881 e nell’occasione l’abate fece la solenne benedizione dell’area e della chiesa restaurata. Nel 1887 l’abate Zelli potè visitare la chiesa <<de recenti instaurata>> dal Fondo per il Culto e controllare l’ottimo stato dell’altare di S.Leone. I restauri della fine dell’Ottocento dovettero essere consistenti ed interessare anche gli affreschi, al punto da indurre l’abate a consacrate la nuova chiesa. Un ultimo cenno documentario ai dipinti è nella visita del 1890, quando viene ricordato che il Governo aveva dichiarato la Chiesa monumento nazionale <<ob structuram templi, picturam antiquam et ob septum marmoreum certo ordine dispositum. A distanza di una ventina di anni dall’ultima fonte documentaria, Tomassetti per primo si occupava degli affreschi in maniera articolata, proponendo una datazione al X secolo per le pitture dell’abside e considerandole restaurate nel XIV, epoca a cui attribuiva anche la scritta dedicatoria, posta nel catino absidale, ai piedi del Cristo: <<Qveste peture afacte fare Svffia>>. La scritta, ancora leggibile, si riferisce alla committente, dall’originale nome Suffia.

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